Cannibal Holocaust

L’altro giorno si parlava con un amico del cinema. Le solite frasi fatte, che il cinema di oggi non è come il cinema di XXXX (inserire data a seconda del grado di anticonformismo che si vuole raggiungere) e che prima si avevano idee originali, e che ora è tutta roba scopiazzata. Mavabè…Comunque non so come, quando e perchè, ma il discorso è finito sull’horror, genere che non ho mai gradito in quanto facilmente impressionabile, e da li al film The Blair Witch Project (che però ho visto). Quindi si discuteva sull’espediente “tratto da una storia vera” che ormai pare di moda, e su uno dei precursori del genere, ovvero Ruggero Deodato con il suo Cannibal  Holocaust.

Ho sentito parlare una marea di volte di Cannibal Holocaust (da ora in poi CH), ma non mi ero mai azzardato a vederlo, perché figurati se mi mettevo a vedere un film di cannibali con sventramenti e squartamenti. Però, non era la prima volta che si parlava di CH e non era la prima volta che su internet mi imbattevo in articoli, recensioni, richiami. Un film che è arrivato al punto da far accusare il proprio regista dell’uccisione degli attori, che ha creato scalpore e che, a distanza di 30 anni, fa parlare ancora di se.

Così ho deglutito ed ho esclamato la pericolosa frase: “ehi, perché non mi presti il dvd ?”. E DVD fu.

Mi sono seduto sul divano, ho messo il disco, ed ho visto il film. Ho visto anche una sorta di extra di circa un’ora. Devo dire che, nel vederlo, ero quasi avvolto da una sorta di timore reverenziale nei confronti del film, quasi come se vai a cena con una tipa alla mano, bella e che ti sta anche simpatica, ma ti hanno detto che ha mangiato il suo ex ragazzo. Ma alla fine si, posso dire anch’io di aver visto CH (nella declamata versione senza censura, spero) e ne posso parlare con cognizione di causa, e questa cosa mi affascina sempre.

Ma quindi, com’è ?

Ok, io non sono un critico di cinema, e non mi è mai piaciuto vedere chissà quali messaggi retorici o di grande rilievo morale in opere di intrattenimento. Si è parlato del messaggio di CH in termini di rispondere alla domanda “chi sono i veri cannibali ?”: i selvaggi dell’Amazzonia o i reporter pronti a tutto per l’oscar ? Ma questo non è un messaggio nascosto nel film, è palese ed è anche parte del canovaccio narrativo. Non è che bisogna elaborare il film di Deodato per ricevere il messaggio, ma è tutto messo in bella mostra, e senza questa dicotomia tra umani civilizzati e non, il film sarebbe stato solo un racconto di 4 tizi che vanno a fare un reportage, si comportano bene, ma vengono divorati. E dove sarebbe stato il bello ?

Quindi, forse, e dico forse, la vera chiave di lettura di CH deriva da un commento di Barbareschi, ovvero che secondo lui Deodato voleva solo fare un film spettacolare. E secondo me, dico sul serio, c’è riuscito alla grande. Innanzitutto l’espediente della “storia vera”, le vere uccisioni di animali, il contratto di sparizione degli attori, la scritta finale a fine film: non bisogna cadere nell’errore di giudicare CH con gli occhi di uno che lo visiona nel 2015, quando video ancora più brutali sono alla mercé di tutti ovunque, il “tratto da una storia vera” è un cliché ormai abusato, e la violenza di CH (animali a parte) fa anche sorridere. Nel 1980 CH, deve aver fatto il suo sporco mestiere: stupire, e dare un bel pugno allo stomaco a tutti. Cioè ora farebbe scalpore un giudice che accusa un regista di aver impalato sul serio un’attrice, ma al contrario solo perché sarebbe un po’ da scemi.

Ho molto apprezzato anche la struttura del film, diviso in due parti, di meno la violenza sugli animali, che sicuramente è stata un espediente per rendere il film più realistico, ma sinceramente si potevano usare altri mezzi.

Bene, io ho finito. Non penso che guarderò altri Cannibal Movies, perché non è un genere che mi interessa: ci sarebbe Cannibal Ferox di Lenzi, che pure dicono abbia fatto scalpore, ma avendo visionato il capostipite, non ho bisogno di guardare i cloni, riusciti o meno riusciti che siano.

Gnam !

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